Il fantoccio

Quando il pensiero è fallace

Spesso capita, troppo spesso, che nelle conversazioni le persone cerchino di sostenere ad ogni costo una posizione, non curandosi troppo della forma e del contenuto di ciò che stanno dicendo. A volte capita, più di quanto si possa immaginare, che abili comunicatori utilizzino di proposito certe forme linguistiche, che sono espressione di modi di pensare non proprio corretti, ma che se utilizzate strategicamente possono mettere in difficoltà l’interlocutore.

Mi riferisco alle fallacie logiche, ovvero a tutti quei modi di ragionare errati (se ne possono annoverare almeno una trentina), non validi da un punto di vista logico: modi di ragionare che conducono a conclusioni scorrette o fuorvianti a partire da premesse pur valide o a loro volta viziate.

Spesso capita, troppo spesso, che ad offrirci l’opportunità di parlare di queste modalità di pensiero che si ripercuotono nel linguaggio, siano i personaggi pubblici. Nello specifico oggi ci viene in aiuto il presidente Trump (non nuovo peraltro all’uso di fallacie logiche), attraverso un’esternazione riguardante lo shutdown, ovvero una particolare procedura politica americana.

Riprendendo uno stralcio da La Repubblica:

“Il presidente Donald Trump archivia il suo primo anno alla presidenza con lo “shutdown”, ovvero il blocco dell’attività amministrativa federale, a partire dai servizi meno essenziali, per mancanza di fondi. Il Senato non ha approvato la legge di rifinanziamento a breve, per 4 settimane, che era stata licenziata dalla Camera dei Rappresentanti. Per approvare la misura i democratici avevano chiesto la conferma delle tutele per i dreamers, i giovani immigrati portati negli Usa da piccoli da genitori clandestini che l’amministrazione di Barack Obama ha messo al riparo dalle deportazioni. “

Trump, scagliandosi contro i democratici, ha detto a riguardo:

Sono più preoccupati degli immigrati illegali piuttosto che delle nostre valorose forze armate e della sicurezza ai nostri confini meridionali. Avrebbero potuto trovare facilmente un accordo ma hanno preferito la politica dello shutdown”.

Ed ecco qua la nostra fallacia sottolineata ed evidenziata in grassetto. Nello specifico va sotto il nome di “Argomento fantoccio”: ovvero lo stratagemma attraverso cui viene rappresentata scorrettamente la tesi o l’opinione dell’altro ponendo in contrapposizione il contenuto del suo discorso con un altro argomento privo di pertinenza contestuale, ma utile a sviare la discussione. In questo caso il tema era la conferma di certe tutele per prevenire la deportazione di alcune categorie di minori, ma nelle sue esternazioni pubbliche Trump non ha risposto nel merito, bensì ha posto il problema delle valorose forze armate e della sicurezza dei confini. Il tema posto da Trump è rilevante, ma non pertinente, e conduce l’interlocutore a doversi difendere da quella che viene vissuta come una storpiatura del tema principale e da una accusa in un campo (quello militare) che non era in discussione. Questo garantisce un vantaggio a chi usa la fallacia, perché l’interlocutore si trova spiazzato e sulla difensiva, per cui facilmente attaccabile. Attraverso l’uso di uno stratagemma simile, inoltre, è facile condizionare l’opinione di un terzo osservatore (ad es. il pubblico davanti a uno schermo), generando in esso un’idea di debolezza di chi si trova spiazzato e di una immagine di forza e autorevolezza di che mette in difficoltà l’avversario.

Un esempio quotidiano di uso di tale fallacia nel rapporto di coppia potrebbe essere questo:

A: “Credo che noi due non ci ascoltiamo molto.”
B: “Mi dispiace che pensi che non siamo fatti l’uno per l’altra/o!”

Anche qui, come è evidente, “B” non risponde nel merito, ma pone un’altra questione generale (opinabile o meno non ha importanza) che induce “A” a spostarsi su di un altro campo di discussione. “A” potrebbe sentirsi preso in contropiede e sentire dentro di sé un moto di irritazione (“ma che cosa c’entra questo adesso?!? Io volevo parlare di un’altra cosa!”), che potrebbe condurlo ad una reazione anche rabbiosa. Se ciò avviene, state pur certi che “B” ha ottenuto ciò che voleva: non ha risposto e ha destabilizzato l’altro, fino al punto di potergli rinfacciare “Ma ti pare il modo di reagire!”.

È la stessa cosa che succede di frequente ai democratici americani di fronte a molte esternazioni del loro presidente.

Quindi, la prossima volta che in una discussione sentite dentro di voi sorgere un fastidio accompagnato dalla domanda “ma che c’entra?!?”, è assai probabile che vi abbiano appena rifilato un argomento fantoccio!

Daniele Baron Toaldo

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