Il potere della parola e del dialogo

“La parola sta all’anima come la medicina al corpo”
Gorgia (485 a.c. – 375 a.c.)

Viviamo in un’epoca in cui i prodotti della tecnica e le compulsioni consumistiche pervadono e frequentemente sovrastano l’uomo, offrendo spesso l’illusione della felicità e del benessere: si pensi ad esempio alla ricerca ossessiva della bellezza attraverso le mutazioni del corpo, all’“acquisto” di affetto familiare attraverso i doni materiali, alla delega della propria salute ad agenti esterni, quali pillole miracolose o rimedi di dubbia validità. In questo contesto, la parola, il dialogo e il loro potere suggestivo, terapeutico e risolutivo di problemi, si tramutano in un bene pregiato, da riscoprire.

Prima di proseguire nella lettura provate a chiedervi: quali sono le cose che hanno influito maggiormente nella mia vita recente?

Generalmente di fronte a una simile domanda rispondiamo facendo riferimento a degli eventi o a delle persone, mentre molto meno si citano i dialoghi scambiati con esse o le riflessioni suscitate in noi dagli eventi stessi a cui abbiamo assistito o di cui siamo stati protagonisti. Appare scontato, infatti, che ci siano state delle parole di mezzo a questi scorci di vita, ma come tutte le cose eccessivamente scontate, rischiamo di non attribuire loro il giusto valore.

Non c’è esperienza consapevole che viviamo, infatti, che non venga tradotta in noi anche attraverso una simbolizzazione linguistica, e non c’è rielaborazione e trasmissione ad altri di questa esperienza che non sia condizionata dalla lingua e dal sistema concettuale che abbiamo acquisito fin da piccoli. Ciò che ci è stato insegnato, ci è stato impartito principalmente attraverso il linguaggio, e le azioni altrui da cui abbiamo tratto ispirazione si sono tradotte in noi in modo simbolico attraverso il linguaggio stesso.

Noi siamo pervasi di parole. Anche quando non stiamo parlando con qualcuno usiamo la parola nei nostri soliloqui mentali, che ci accompagnano nelle attività quotidiane (mentre guidiamo, cuciniamo o lavoriamo), tanto che si può sostenere che linguaggio e pensiero siano inscindibili e che l’acquisizione dell’uno condizioni lo sviluppo dell’altro e viceversa.

Negli studi sul linguaggio condotti dall’antropologo Edward Sapir e dal suo collega e allievo Benjamin Whorf, venne avanza proprio l’ipotesi che il modo di pensare delle persone dipendesse fortemente dalla lingua parlata e che l’acquisizione di essa determinasse le peculiarità di ragionamento dei parlanti, strutturando la loro capacità di astrazione, di categorizzazione e comprensione della realtà.

Parafrasando quanto sostiene il linguista Noam Chomsky, una delle menti più influenti della contemporaneità, il linguaggio è un sistema finito, che si riduce ad un numero limitato di parole e di regole, ma dotato di un potere infinito. Le parole influenzano il pensiero,  modificando i comportamenti delle persone: le parole giuste possono suscitare sentimenti e farci innamorare, possono muovere le folle o stimolare un progresso scientifico, senza necessità di altri strumenti che non sia l’impalpabile potere persuasivo che si nasconde nella loro composizione. Infatti, al pari di un composto chimico che agisce su elementi organici o inanimati, esse sono in grado di “sciogliere” elementi immateriali, come certi pensieri rigidi che a volte contraddistinguono l’essere umano, o al contrario “renderne solidi” altri, come un collante che cementa le relazioni tra le persone amate.

Mentre pensiamo attraverso l’uso del linguaggio o esterniamo a parole il pensiero, esso prende forma, metaforicamente si potrebbe dire che si materializza, come si può materializzare un prezioso cristallo. Come un cristallo esso può aumentare in spessore e complessità, fino al punto di diventare un elemento importante, forte e granitico, della nostra vita. Ad esempio possiamo produrre pensieri ontologici, su come siamo (il nostro carattere, le nostre qualità e i nostri difetti); pensieri etici, che definiscono un insieme di norme da seguire nella vita; pensieri sociali, che stabiliscono i termini personali della vita comunitaria o familiare. Le parole, così, danno forma alle opinioni e guidano in modo concreto il nostro comportamento presente e futuro, condizionando anche la nostra salute psicologica e relazionale, oltreché fisica attraverso varie manifestazioni di tipo psicosomatico.

Ogni scelta lavorativa, ogni dubbio su di sé, ogni difficoltà relazionale sono agganciati alle parole che abbiamo usato e usiamo per definirli. La consapevolezza di tutto ciò, quindi, offre una grande opportunità: ovvero che ogni scelta, dubbio o difficoltà, possono essere risolti anche attraverso l’uso della parola. Al pari di un farmaco che, come la giusta chiave in una serratura, si aggancia ad uno specifico recettore cellulare producendo effetti benefici nel nostro organismo, una parola, o un insieme di parole strutturate in modo adeguato, si possono “agganciare” al nostro sistema di pensieri cristallizzati, rigidi o ripetitivi, generando delle aperture e delle modificazioni nel sistema simbolico individuale, cambiando il nostro o l’altrui pensiero e il conseguente modo di comportarsi o di vivere un’esperienza, con effetti benefici nella nostra salute personale e relazionale. Quindi, similmente al medico o al farmacista che si servono dei farmaci, lo psicologo (e lo psicoterapeuta nello specifico) usa la parola e il dialogo come strumento elettivo della sua azione terapeutica, misurandone le dosi e la composizione, stimolandone la produzione  negli interlocutori attraverso domande strategiche e osservazioni mirate, come un esperto funambolo che si muove sulla corda del linguaggio e della relazione, rimanendo in equilibrio per raggiungere l’obiettivo della salute della persona.

Ciò che ciascuno può fare nella propria quotidianità è cercare di migliorare sempre più nell’utilizzo di questo strumento dal potere immenso, capace di modificare la storia dell’uomo o, più modestamente, la personale esperienza, il modo di essere, di percepirsi e di relazionarsi con chi ci circonda. Sapendo, inoltre, che la parola include numerosi vantaggi aggiunti: è nostra, è interna a noi, siamo noi a generarla, a manipolarla e a poterla utilizzare per il raggiungimento della felicità e del benessere.

Daniele Baron Toaldo
Sara Danesi

Potrebbero interessarti questi contenuti
Dai un'occhiata ai corsi un cui trattiamo anche queste tematiche!